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Volevo scrivere una cosa sulla radio…

[Groucho mode ON] ma non c’è abbastanza spazio! [Groucho mode OFF] LA modalità estiva della radio (soprattutto il network RAI) era lasciare andare alla deriva gli ascoltatori, fra programmi inesistenti e palinsesto azzerato.  La nuova tendenza è invece quella di creare un palinsesto alternativo, che vada a riempire, in maniera analoga ma non troppo, gli slot lasciati vuoti dai programmi più famosi. In questa alternanza sbandiero tutto il mio amore (a livello di bromance) per Matteo Bordone, che accompagna il pomeriggio inoltrato fino a sera con DriveTime, in compagnia di Melissa Greta.

Sono stato un grandissimo fan di Condor, dove il duo Bordone-Sofri in un tempo brevissimo ti accompagnava fra diversi argomenti, tutti pregni di una ineguagliabile nerditudine (io stesso ancora uso i portafogli della Al-lett). Tutt’ora considero un vuoto incolmabile la fine di quel programma. Dopo tanto tempo però Bordone torna in un mix di “cazzi miei” + oggetti tech, notizie e serie televisive, senza però raggiungere l’overdose grazie agli interventi di alleggerimento di Melissa. Come in tutte le cose però il programma ha un lato negativo. Una cosa che davvero riesco poco poco a sopportare è una playlist heavy-rotation così fitta che spesso mi trovo ad inveire contro l’apparecchio. Davvero poco lo spazio lasciato alla voce, caro direttore artistico parecchio abbronzato. Non è questo il modello da seguire per una radio pubblica che deve distinguersi dal panorama piattissimo della radiofonia italiana.

Audio-Libro – Cronache del mondo emerso – Nihal della Terra del Vento – Cap. 1

Torno a sperimentare con la voce. Questa volta sto affrontando un audio-libro, andando a registrare, nello stile di “Ad Alta Voce” di Radio3 (non sognandomi nemmeno lontanamente di poter arrivare ai loro livelli), Nihal della Terra del Vento di Licia Troisi (Che, datomi il placet, scenderà prima o poi in città per malmenarmi). Il primo Capitolo è già on-line, ampiamente perfettibile (anzi, alcuni passaggi mi danno il tormento perché sarebbero da registrare nuovamente), la mancanza di pratica di questi ultimi anni si fa sentire. Mentre registro e preparo il secondo, fatemi sapere cosa ne pensate. Buon Ascolto.

I brani che si ascoltano durante la registrazione sono dei The Chieftains, gruppo storico di musica Irlandese.

 

Chorus is Back!

Logo Santa CeciliaQuesta sera in Sala Sinopoli all’Auditorium Parco della Musica torna in azione Chorus, il coro non professionista ma professionale dell’Accademia Santa Cecilia. Dopo l’impegno di una parte della compagine per “L’inedia prodigiosa” della Ronchetti al RomaEuropaFestival, prima apparizione del gruppo completo per uno spettacolo a tema matalizio, in compagnia delle splendide voci della Cantoria, gli ottoni della Juniorchestra (anche detti Juniottoni) e con la Big Band dei maestri dell’orchestra. Dalla classica alle canzoncine natalizie, senza dimenticarci di fare un po’ di sano baccano pop. Ci sono ancora posti, non mancate, e AUGURI!

Fatta la storia

Potevo esimermi? No. Anche se negli ultimi tempi ho trascurato i post dedicati alla palla ovale, quello che è accaduto in campo a Firenze rientra, a livello sportivo, negli avvenimenti storici. L’ItalRugby (quanto non mi piace questa definizione), batte per la prima volta una delle Big Four, rappresentate da Nuova Zelanda, Australia, Inghilterra e Sud Africa. Il primo scoglio a cadere è stato appunto l’ultimo, non per secco demerito dei Wallabies (si dice in crisi, ma sono sempre giocatori di livello sublime), ma per un’Italia che non si è disunita, che ha tenuto la testa a posto anche nei 10 minuti in inferiorità numerica (i sudafricani hanno messo a segno solo tre punti in quel frangente). La rivoluzione di O’Shea riguarda, almeno a guardarla da fuori, proprio lo spirito, per costruire quel “Killer Instinct” che ci è sempre difettato, o che è apparso a sprazzi.

Qui il cartellino e di seguito una GIF che rappresenta pienamente il nuovo spirito della squadra, Venditti che va in meta, spostando di netto il suo avversario.

Una cosa da aggiungere. Se in futuro si vorrà allargare ancora di più la platea di appassionati, bisognerà iniziare a utilizzare impianti adeguati. Non è possibile vedere una sfida in un campo in cui l’area di meta è al limite della dimensione minima, come l’ultimo campetto spelacchiato in periferia. Trovo che sia arrivato il momento della nascita di una casa del Rugby, magari recuperando in maniera concreta il povero stadio Flaminio, che casa dell’ovale lo è in effetti stata, dall’ingresso alla consacrazione nel 6 Nazioni.

Attenzione, non è finita, è rimasto l’ultimo Test Match contro Tonga, forte fisicamente (quasi come i Neozelandesi) ma meno capace tecnicamente. Se O’Shea continua il suo lavoro, questa volta sarà la testa a fare la differenza.

Bollani in TV

Che la seconda serata (quasi terza) della RAI TV riservi spesso ottime sorprese non stupisce più. Ora c’è da vedere un programma con Bollani come mattatore. Un programma in cui la musica la fa da padrone e in cui l’eclettico pianista invita oltre ad alcuni ospiti italiani (possono piacere e non piacere), ottimi musicisti con cui si esibisce ed alcuni fanstasmagorici freak musicali al par suo. La puntata andata in onda Ier sera (e disponibile integralmente su RAI PLAY) aveva come ospite la Juniorchestra di Santa Cecilia, diretta da Simone Genuini, che ha da prima eseguito un movimento del concerto azzurro di Bollani stesso, e poi è stata ottimamente sfruttata per un momento esilarante insieme a Igudesman & Joo nel finale di trasmissione. Insomma, se ritenete che l’importante è avere un piano, questa trasmissione non potete proprio perdervela.

Torna #PappanoInWeb

Immagine banner di PappanoInWebQuesta sera alle 20.30 torna la formula dei concerti di Santa Cecilia in streaming sul web. Torna quindi #PappanoInWeb, che ha raggiunto una eccellente livello di qualità, coronato dalla ripresa della Nona di Beethoven al centrale del Tennis del foro italico la scorsa estate. Questo di seguito è il programma:  Alexander Lonquich e i Solisti di Santa Cecilia. Il tutto è visibile in streaming da qui:  pappanoinweb.telecomitalia.com

BBC Proms, cosa e perché

Se siete amanti (anche) della musica classica avrete sentito nominare più di qualche volta i Proms, organizzati nel periodo estivo (da fine Giugno a Settembre) dalla BBC. Sono una serie di concerti con grandi nomi internazionali (anche la nostra S. Cecilia si è esibita a Londra) e le orchestre nazionali della BBC stessa, più ospiti non propriamente della classica e giornate tematiche dedicate a vari argomenti. Rai Radio3 con il circuito Euroradio ha mandato in onda moltissimi appuntamenti.

Quest’anno i Proms sono usciti più volte dalla Royal Albert Hall, la loro casa per antonomasia, e si sono fatti vedere in giro per la città. Inoltre i 400 anni dalla morte di Shakespeare (#funeralParty) hanno dato un sacco di spunti per serate dedicate al bardo. Cosa hanno di particolare i Proms? Ad esempio la possibilità di accedere a prezzi bassi all’ascolto di ottime esecuzioni con gli standing tickets. Ovvero per 6£ è possibile prendere i posti in piedi nella platea o nella galleria che ha una acustica fantastica, spendendo ancora meno con gli stagionali o quelli per il finesettimana. Quest’anno Quincy Jones è stato il centro dei concerti non necessariamente classici, poi ci sono stati i 12 Violoncellos e per la gioia dei bambini il Prom di CBeebies. Proprio di quest’ultimo vi lascio il link diretto, con i bravissimi conduttori dei programmi per i bambini, compreso il fantastico Mr. Tumble, il giovane pubblico ha potuto ascoltare le sigle dei loro programmi preferiti, insieme a Beethoven, Prokofiev e Strauss, in una mattinata fantasmagorica (Da oggi ci sono ancora 28gg per ascoltarlo, dopo di che verrà cancellato dai podcast).

 

Zio David

Tempo fa, quando suonavo (preciso, quando suonavo tanto, sperando diventasse un mestiere) non esistevano ancora le “Tribute Band”, o almeno erano ancora relegate ad ambiti non italiani. Sostanzialmente c’erano cover band, che facevano solo canzoni non loro, e gruppi che suonavano musica originale, magari infilandoci qualche cover per fare contenti i gestori dei locali, preoccupati di vendere poche birre. Il nostro gruppo era in questa seconda categoria ma le nostre cover erano particolari e ricercate. Una era Heroes, suonata in maniera del tutto personale (la mia chitarra era addetta alla lunghissima nota che sottolinea quasi tutto il brano). Chi cantava era molto preso da Bowie, ma fortunatamente non siamo mai andati oltre al pezzo legato all’insegna rotante della Volkswagen in “I ragazzi dello Zoo di Berlino”.

Una sera parlando dopo un concerto (e parecchie birre) quello che è uscito fuori era che non avrei voluto David come padre, ma come zio. Quel tipo di zio che ti introduce alle cose proibite e a fare scemate la notte, che ti fa l’occhiolino mentre seduce l’ennesima ragazza/o e che ti copre alla tua prima cazzata (non pericolosa).

Posso dirlo? Io a zio David volevo molto bene.

 

P.s. Mi è tornato in mente guardando nel blog che tempo addietro per un progetto nel Web (Si si, quello fatto da quella degli zombie) ho rovinato proprio quella canzone. Non me ne vogliate troppo, zio mi avrebbe comunque perdonato.

 

Strane cronache da uno strano Paese